DUE PAROLE SUL TREND "CLEAN BEAUTY”.

La Clean Beauty ha origine da una discussione che ha tenuto banco in campo medico/cosmetico addirittura 16 anni fa: quella sui parabeni, conservati molto comuni di origine sintetica, partita da una scoperta, variamente smentita ma comunque sempre attuale, della scienziata Philippa Darbre. il suo studio avrebbe dimostrato che l’utilizzo dei parabeni era connesso al tumore al seno.

Da questo studio del 2004 è iniziato il trend del “FREE FROM”, ovvero prodotti che proclamavano ciò che NON contenevano. Ecco ora ti chiedo: quante volte ci siamo sentiti confortati comprando prodotti “parabens free”, senza poi sapere da cos’altro invece erano stati sostituiti? Io sì, te lo confesso. Ma poi ho iniziato a cercare di capire meglio se si trattava veramente della scelta giusta. E ho scoperto un po’ di cose, di cui se vuoi parleremo anche in questo blog.

Torniamo a noi, e al nostro tema. Da questo studio della Darbre in poi la Clean Beauty si è allargata, è cresciuta. Ha abbracciato un concetto più ampio e olistico di Well-Being: una cosmetica Clean, “pulita”, come dire “buona e giusta”. Che però immediatamente riporta per comparazione ad un'altra cosmetica che quindi dovrebbe per conseguenza essere non pulita, non focalizzata sul benessere della persona ma - suppongo io, ovvio - sul mero guadagno.

Come dire, se sceglie la Clean Beauty fai una scelta di bello, buono, pulito, sensato per l’ambiente e per te stesso. Tutto il resto non lo è.

Beh, non è esattamente così. Che ne dici?

Io ne sono abbastanza sicura, e per due ragioni ben solide: la normativa europea sui prodotti cosmetici (CE 1223/2009), in vigore dall’11 luglio 2013 è tra le più severe e restrittive. Garantisce che i prodotti in commercio in Europa siano sicuri, controllati, elenca le sostanze vietate, coloranti e conservanti autorizzati, filtri Uv e via dicendo. Questo sia per i prodotti di sintesi che per quelli naturali. Prevede test specifici, e controlli senza i quali nessun prodotto cosmetici può essere commercializzato. Che sia naturale oppure no.

Io, come sai, ho scelto la strada del Naturale. Ho voluto farlo nella maniera più trasparente possibile, facendo calcolare dal mio ingegnere biochimico la percentuale di naturalità degli ingredienti al centesimo, ben sapendo gli 0,0…% di non naturale a cosa fossero imputabili (quasi sempre ai conservanti, necessari proprio per l' integrità del prodotto). Eppure non mi sento di stigmatizzare la cosmetica certificata, seppure meno naturale della mia.

E Clean Beauty o no, anche io ho scelto la via della trasparenza: l' INCI, la lista degli ingredienti con nomenclatura standardizzata, è pubblicata, facile da consultare, immediata. La trovi sul mio sito, per ogni prodotto. Una prerogativa formalizzata proprio dalla Clean Beauty, e che apprezzo molto. È bene sapere cosa contiene il prodotto che compri, e se anche ti sembra scritto in ostrogoto ci sono molti modi ormai per capire come leggere gli INCI (non sono completamente d'accordo con alcuni di questi siti, ma almeno un’idea di massima è facile farsela). Ma poi, anche qui, devi sapere una cosa: vero che gli INCI ti dicono quale ingrediente contiene la crema che hai acquistato, ma di questo ingrediente non ti sanno raccontare molte cose. Ad esempio da dove viene, come è stato prodotto, quali sono le sue caratteristiche chimico-fisiche. Per questo bisogna fidarsi del produttore: io ho deciso di puntare moltissimo sugli ingredienti, e faccio tanta ricerca sui produttori. Cerco, ormai lo sai, di raccontarti le loro storie e la storia delle loro bellissime materie prime.

Qui trovi la mia videostoria dell' incontro con il mio produttore di Olivello Spinoso, Oeko Plant, in Toscana.



Qui quello con i ragazzi di Enecta, una bellissima esperienza abruzzese di coltivazione di Canapa e CBD



Ma torniamo alla Clean Beauty. Uno dei suoi punti di comunicazione sostanziale è l'etica: prodotti cruelty free (ma questo è obbligatorio per legge da anni, non si possono più testare i prodotti sugli animali, quindi è un po' inutile…), spesso vegani, la cui tracciabilità nella filiera è -o dovrebbe essere- palese.

Ecologici, e questo è un punto complesso. Cosa è veramente ecologico? Senza plastica è il primo punto (#plasticfreepackaging). Ma questo basta davvero? Esistono contenitori totalmente biodegradabili? Il refill dei prodotti è la soluzione? Oppure comporta ulteriori packaging? La verità, amarissima, è che possiamo fare solo del nostro meglio, perché il NO WASTE non esiste. È possibile solo quando non ci muoviamo, non consumiamo, possibilmente non esistiamo come esseri umani… scenario direi inquietante!
Ma di questo vorrei parlarti meglio in un altro momento.

Ed ecco il punto per me più controverso, e forse quello più attuale: l’IGIENE. La Clean Beauty si auto-proclama pulita e priva di impurità. Un bel concetto, in particolare in un momento storico in cui siamo stati quasi ossessionati dalla pulizia e dall'igiene, per evitare (giustamente) proliferazioni batteriche e , soprattutto, di virus. Ma c’è un.. ma: ogni prodotto cosmetico viene creato secondo una GMP (good manufacturing practice), un insieme di regole di manifattura in laboratorio che comportano strette linee igienico-sanitarie, che si devono seguire per legge, tutti. Quindi chi non le segue deve chiudere il suo laboratorio. Semplice fatto. Sempre quel nostro regolamento europeo sulla Cosmesi (CE 1223/2009) è attualmente il più rigido anche in questo frangente, e quindi anche il più tutelante del mondo per i consumatori. Ergo: la questione dell'igiene così posta secondo me è mal formulata, perché è davvero difficile che un prodotto commercializzato non rispetti seri criteri di igiene. Diverso tema, e che mi vede anche più in disaccordo, è quello dell’igiene personale instillato da questo concetto di Clean Beauty: clean come pulito, clean come igiene, clean come lavarsi molto e spesso, con i prodotti indicati. La nostra pelle è la nostra barriera più efficace. E sulla superficie della pelle abbiamo il nostro personale Microbioma, un insieme di batteri buoni che ci aiutano a proteggerci dagli attacchi esterni, dallo smog, da batteri… qui se vuoi trovi un piccolo articolo che avevo fatto tempo fa

Se l'igiene personale diventa troppo aggressiva, se continuiamo ossessivamente a lavarci viso e corpo, quella barriera del nostro corpo viene indebolita, e diventiamo immancabilmente più vulnerabili. Attenzione quindi al concetto di pulizia: una pelle delicata ha bisogno di una detersione più delicata, per affinità. E tensioattivi troppo aggressivi, se al momento ci fanno sentire più “puliti”, in realtà a lungo andare possono essere dannosi.
E infine, una cosa su cui sono proprio contraria: la Clean Beauty ha una battaglia personale contro gli oli essenziali, considerati dannosi in particolare per le pelli sensibili.
E qui, permettetemi, NO.
No perchè sebbene io ripeta a matta il fatto che gli oli essenziali siano molto potenti, gli antibiotici della natura, e che quindi il loro utilizzo non calibrato e senza conoscenza possa portare più danni che benefici, sono anche una delle più grandi risorse che noi cosmetologia abbiamo. Ho voluto studiare in campo specifico e acquisire alcuni degree con una delle maggiori Autorità in campo scientifico sugli oli essenziali, l’Istituto Tisserad, proprio perché credo fortemente nella capacità di questi oli essenziali di dare una marcia in più ai miei prodotti: attraverso l’Aromaterapia e anche attraverso il loro potenziale terapeutico. Utilizzati nelle giuste proporzioni, gli oli essenziali sono impagabili, quindi perché farne a meno?

Ecco il mio pensiero e la mia filosofia: AnnaB nasce proprio per una esigenza etica e “clean”, molti sono i nostri punti in comune con la Clean Beauty. Ma anche qualche differenza, per me sostanziale. Noi non siamo “free from”, non combattiamo contro il resto dei cosmetici in commercio, come a voler dire che se sono sintetici, o commerciali, sono di conseguenza tossici. E quindi chi li acquista si deve sentire in colpa. Non è così, e non fa parte della nostra filosofia. Preferiamo la trasparenza, dire ciò che mettiamo nel barattolo: vi dico chiaramente cosa troverete dentro i miei prodotti, e perché sono speciali. Ciò che contengono, non il “free from”, ciò che non contengono.

Clean Beauty: come sempre ogni trend va preso per quello che di buono ci può tramettere, e con le pinze per ciò che ci vuole propinare senza ragionare in maniera indipendente.

Ormai abbiamo mille strumenti per giudicare ciò che acquistiamo, senza farci influenzare dalle mode e dai social. Siamo informate, ci mettiamo addosso ciò che scegliamo, prendiamo cura di noi stesse consapevolmente. E soprattutto il metro di giudizio deve rimanere uno: questo cosmetico ci ha fatte bene? Ci ha migliorato la pelle? Abbiamo voglia di utilizzarlo?

Se la risposta è sì, abbiamo trovato la nostra strada. Clean o non Clean.

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